GRANDI IMPRESE E PICCOLE SODDISFAZIONICome spesso capita fra gli appassionati di montagna all'inizio della stagione estiva si cominciano a fare programmi sulle gite da fare, i nuovi posti da visitare e via dicendo e cosė anche io e il mio collega e amico Massimo Giovannini ci siamo posti un nostro obiettivo. Il programma non era da ribalta delle cronache - non volevamo attraversare il Brenta di corsa o il Garda a nuoto - ma pių semplicemente intendevamo raggiungere tutte le principali cime del Monte Bondone (Palon, Cornetto, Doss d'Abramo e Cima Verde) partendo da Trento. Il tutto, ovviamente, con le sole nostre forze: "alla vecchia", se cosė vogliamo dire. Dato che le distanze da coprire, seppur non proibitive, erano di tutto rispetto, per arrivare allo scopo abbiamo pensato di unire due nostre passioni: la mountain bike e il trekking, abbinamento che noi abbiamo simpaticamente denominato "duathlon alpino". Pertanto il progetto prevedeva di arrivare quanto pių in alto possibile con la bicicletta e completare la cima a piedi quando diventava impraticabile pedalare. Per i dislivelli da realizzare i conti erano presto fatti, tutte le cime si aggirano sui 2100 metri di quota, Trento č a 195 m.s.l.m., sommando qualche contropendenza che si trova di consueto sul percorso, avremmo superato sempre i 2000 metri di dislivello, una cifra che sicuramente non scoraggia gli escursionisti ben allenati, ma di sicuro incute un certo rispetto. La nostra "piccola impresa" si č realizzata nelle 3 uscite previste: per primo abbiamo raggiunto il Palon salendo dalla parte di Cimone ed arrivando in bici fino al bivio col sentiero 626 e da lė a piedi fino all'orrendo pilone di vetta; per secondo il Cornetto, pedalando quasi completamente su strade sterrate fino alla Bocca della Vaiona e completando la cima a piedi. Per ultimo avevamo tenuto Doss d'Abramo e Cima Verde, che avevano di gran lunga l'inerario pių impegnativo: partenza come di regola da Trento, ciclabile fino ad Aldeno, in bici fino alla Loc. Spagnolli sopra Cimone, prosecuzione a piedi per il faticoso sentiero Coraza, salita finale al Doss d'Abramo per la ferrata Segata, traversta fino alla Cima Verde, discesa a Malga Albi per gli Sparavei, rientro alla MTB e di lė, ormai con la sola luce della luna, ritorno a casa dopo 11 ore di "cavalcata" nella parte pių affascinante del Monte Bondone. Portata a termine quella che non č altro che una piccola soddisfazione personale mi vengono in mente un paio di riflessioni: 1. siamo saliti su tutte cime senza bisogno di nessun mezzo inquinante, mentre la maggior parte dei trentini oggi per salire sul Palon ha bisogno di un duathlon molto meno affascinante del nostro: macchina e seggiovia; 2. una volta le "imprese sportive" - sia quelle da mettere nei guinnes dei primati che quelle da raccontare al bar agli amici - prima si facevano e poi si raccontavano, adesso invece prima si annunciano in pompa magna a giornali e televisioni e poi magari non si realizzano ... forse meglio tornare "alla vecchia"!
l'ultima fatica: in vetta al Doss d'Abramo
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